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Monday, March 17, 2014

Tassean poetry of the 21st century

Sergio Gallo, Pharmakon, Pasturana (AL, Italy): puntoacapo, 2014, pages 196, euros 18

Se il Corpo di Cristo è farmaco di immortalità, la poesia vera (non quella della domenica) è semplicemente pharmakon, che significa medicina e veleno. Sergio Gallo è un 46enne poeta piemontese di enorme talento, che nella propria “farmacia” sintetizza composti di paesaggi romantici, terminologia biologica e tecnica, citazioni colte, extra-ordinari ricordi personali, defecazioni, urla. Sotto il velo della bellezza della Natura, una carnalità spietata. Parla di pesca alla trota, di escursioni montane, di religione, di sesso e di cancro. Come i veri poeti (non quelli della domenica), scrive le proprie opere a ritmo discontinuo, spesso nelle condizioni meno favorevoli, come facevano addirittura i grandissimi: Dante, Ariosto, Camões, Tasso, Milton, Leopardi… fino a Ungaretti e Saba. Come i veri poeti (non quelli della domenica, costantemente uniformi e inutili) raggiunge picchi di energia, poi magari si distrae, stiracchia i versi, e perfino – orrore! – infila qualche luogo comune, poi riprende il volo ti fa vedere chi è. E non sempre è un bello spettacolo.
. . .
gridi poi d'esser sepolto
tu, Oigres Ollag
settimino
per parto cesareo,
concepito
senza l'orifizio anale!

Un'eccessiva stimolazione vagale
ha alterato il controllo
dei muscoli della voce
e dell'intonazione

di ritmo cardiaco, peristalsi e sudorazione.
Ha portato l'intero organismo
a oltrepassare
la soglia di non ritorno.