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Sunday, February 22, 2015

Tolkien, "The Fall of Arthur" 1: 137-170

Lievissimo in lontananza,   prima che scendesse sera,
sentirono suonare un corno   tremulo tra le alture,
solo e desolato   come voci perdute vaganti
sul mare, uscite dal buio.   E si appressava.
Ecco clamore di zoccoli,   nitrire un destriero,
sentinelle salutare.   (Il Fato li aveva riacciuffati).
Dall'Ovest il messaggio,   alato e allarmato,
di guerra che gravava   sulle bertesche di Britannia.
Ecco, era giunto Cradoc   alla ricerca del Re
per pericolose vie   ripercorrendone le tracce
dalla foce del fiume Reno   per tanti reami,
cupo cavaliere.   Né le ombre più oscure
né le nebbie negarono   l'accesso al suo coraggio.
Smunto e affamato,   in piedi accanto al cavallo,
annunciò ad Arthur   le angoscianti novità:
"Da troppo tempo, mio signore,   vagate lontano!
Mentre gridate guerra   a popoli primitivi
nell'Est inospitale,   già cento Capitani
hanno armato agili   e mortali cavalli di mare
in tutti i porti delle   loro isole segrete.
Come draghi le loro prore   scivolano sulle onde;
sulle coste sguarnite   ora scintillano gli scudi
e scuri stendardi   sventolano tra le trombe.
Soffiano selvaggi i venti   di battaglia in Britannia!
York è sotto assedio,   Lincoln s'è arresa;
infuocata fino al Kent   fiammeggia la costa.
Per un pelo vi ho presi,   cavalcando e navigando
con inseguitori alle spalle,   affrettandomi fin qui
per dire del traditore.   Sì, attenti a Mordred!
Falsa è la sua fedeltà:   chiama i vostri avversari,
con i Lord di Lochlan   si stringe in lega,
dai campi di Almain e Angel   arruola alleati,
bramoso del regno,   di ghermire la corona
con mani immonde.   Presto, rientrate a Ovest!"