SeeStan ChapLee

Thursday, February 26, 2015

Tolkien, "The Fall of Arthur" 1: 171-189

Allora Arthur per un po',   impallidendo per l'ira,
sedette in silenzio.   Tutto d'un tratto il Destino,
torcendosi, lo aveva tradito.   Per venti battaglie
il Re aveva lottato e vinto:   avversari dispersi,
caporioni pagani   schiacciati sotto la sua mano.
Ora, da vette di vittoria   venendo giù di colpo,
il suo cuore covava   che la dinastia era dannata;
il cosmo classico   precipitava verso l'epilogo,
la direzione del Tempo   andava dritta contro di lui.
Immediatamente mandò   a chiamare Gawain,
consigliere cuor-di-leone.   Con tristi sentenze
gli riferì difilato   le pessime prospettive:
"Vorrei veramente che   venisse Lancelot. . .
proprio ora siamo orfani   delle potenti spade
della stirpe di Ban!   Mi parrebbe il meglio
mandare là messaggeri   in nome della lealtà
al loro signore di sempre.   La tresca dei traditori
dobbiamo debellare,   tornando come tempesta
con paurosa potenza   a umiliare Mordred".