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Thursday, February 12, 2015

Tolkien, "The Fall of Arthur" 1: 61-82

Nemici innanzi,   incendi all'indietro;
sempre a oriente, sempre dritto   cavalcavano convinti.
Le folle li fuggivano   come la faccia d'Iddio,
finché ci fu vuoto attorno   e testimone nessuno;
nessun orecchio li udì   tra le mille colline
tranne volatili e volpi   a caccia spietata
tra le lande desolate.   Allora essi arrivarono
ai margini di Mirkwood   all'ombra dei monti:
il deserto dietro,   e davanti quei muraglioni.
Su colline senza case   e di altezza crescente,
vasta, vergine,   sorgeva una foresta velata.
Oscure e orribili   occhieggiavano le valli,
in cui i tronchi titanici   di alberi incombenti
in navate immense   sormontavano fiumi
che scorrevano giù   dai grandi ghiacciai.
Tra rovine rocciose   gracchiavano i corvi,
rispondevano i rapaci   che roteavano lassù;
ululavano i lupi   lungo i bordi del bosco.
Tirava tramontana   gelida e pungente
e sempre più rabbiosa   dalla selva stormente,
tra foglie fragorose.   Il buio, poi la pioggia;
il sole fu assorbito   da un'inattesa tempesta.