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Sunday, February 15, 2015

Tolkien, "The Fall of Arthur" 1: 83-110a

L'Est estesissimo   si risvegliò con rabbia,
e tetri tuoni   originati nelle segrete
di minacciosi monti   mossero su loro.
Fermandosi confusi,   videro in verticale
cavalieri cadaverici   sulle nubi veloci,
grigi e raccapriccianti,   su tristi destrieri
e con elmi dell'Erebo:   sinistre silhouettes!
Terrificante la tempesta;   le loro belle bandiere,
a forza asportate dalle aste.   Né l'acciaio
né l'argento né l'oro   né gli scudi scintillanti
riflettevano più la luce   brunita dal buio,
mentre spettri ostili   dalle voci sibilanti
accorrevano nella caligine.   Gawain gridò
tremendo come tromba.   Le sue parole esplosero
riverberate dalle rocce,   più violente del vento
e del cupo tuono:   “Battagliate pure ostili,
eserciti esiziali,   portavoce dell'odio!
Non temiamo nemici,   tantomeno le ombre
di violacee vette   infestate da Incubi!
Badate bene, colline   e selve bianche di brina,
voi troni terribili   di divinità ataviche,
possenti e perdute;   prestate orecchio, e tremate!
Dall'Ovest ecco un esercito   indomito dal vento,
forza e finalità   non fermate dalle nebbie:
signore delle schiere,   lanterna nella notte,
verso Est avanza Arthur!"   Qui l'eco fu ridesto,
il vento venne meno.   Le roccaforti rocciose
ripeterono Arthur . . .