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Thursday, March 5, 2015

Tolkien, "The Fall of Arthur" 2: 1-31

2. Mordred riceve notizie, raduna i suoi e va dalla Regina


Vento fosco furoreggiava   sulle acque abissali,
creando cavalloni   sciabordanti da sud;
il mare muggiva   e avvoltolava, assiduo,
bastioni spumeggianti   dal suono di tuono.
Il mondo annerava.   Una luna lebbrosa salì
tra cumuli tempestosi   valicando verso nord.
In fuga dalla Francia   venne un vascello
color pece, prua di drago,   decorato a mostri:
un sudario scuro   che saltava sulle onde,
minacciato dai marosi   come un cinghiale
da veltri voraci,   e i lamenti del vento
eran corni da caccia.   I marinai maledicevano,
deprecando gli dèi   con voci violente,
a rischio di affondare   -- tra assi strappate --
nelle mascelle del mare.   La luna luceva
sui loro occhi lacrimosi,   sulle facce livide.
Ammutoliti da Morte,   arpionati dal Destino.
Mordred era desto,   la sua mente almanaccava
progetti perversi,   sotterranei e segreti.
Vegliava a una vetrata   della torre all'ovest;
duro e dubbioso   giungeva ormai il giorno,
grigia luce baluginava   dietro grate di nubi.
Attorno alle pareti pietrose   vorticava il vento;
sotto, singhiozzava il mare,   gonfio, stridente.
Lui l'udiva distratto:   il suo cuore era incatenato
a una sola schiavitù,   al laccio della lussuria
per Guinever la bionda   dalle bianche carni,
bella e letale   come femmina fatata
che andasse attorno   a far morire i maschi,
ma mai pentita.   Mordred poteva abbattere
torrioni e troni, ma non   la sua fantasia fissa.