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Sunday, March 22, 2015

Tolkien, "The Fall of Arthur" 2: 110-134

Mordred calò a Camelot   ricercando la Regina.
Lei ne presentì i passi   che percorrevano rabbiosi
lo scalone, salendo   con scattanti falcate.
La trovò nelle sue stanze.   Occhi ossessivi,
lui stette sull'uscio   guardandola torvo.
Lei sedeva silenziosa,   senza dar segno,
vicino alla vetrata.   Pallido splendeva il sole
sulle sue splendide trecce,   d'un oro opaco;
grandi pupille, grigie   come il mare mosso,
vitree e viperine,   sfidarono lo sguardo di lui,
superbe e spietate.   Ma la pelle pallida
tradiva la sua trepidazione, come addestratrice
di cani da caccia   che li abitua a farle corteo,
ma ecco balza una belva   in mezzo alla muta.
Dunque disse Mordred   da dietro un sorriso:
"Salve, Signora di Britannia!   Che noia, sedere
tutto il santo giorno sola,   senza carezze di consorte,
regina senza il re   in corti che non echeggiano
dei passi dei paladini!   Ma mai più, da adesso,
mai più al mondo,   sopporterai ore sterili
e una vita senza sentimento.   Regina senz'altro,
ma di fama offuscata,   fremi nei tuoi giorni. . .
ma la Sorte svaria. . .   se saprai scegliere.
Un re ti propone   di condividere la corona,
cedendoti il cuore   e la sua leale cortesia".