SeeStan ChapLee

Thursday, March 26, 2015

Tolkien, "The Fall of Arthur" 2: 135-158

Gravemente Guinever   replicò in risposta:
"Ti auto-proclami re   e citi quella corona che
ti fu affidata per fedeltà   dal tuo sovrano,
il quale ancora vive   e regna, benché remoto.
Ti rendo grazie dell'amore   e del servizio reso,
che considero dovuti   da un onorato nipote
alla consorte di Arthur".   Poi distrasse gli occhi,
ma lui le si collocò accanto,   afferrandola fiero.
E disse parole prepotenti,   gelando Guinever:
"Mai più, mai più   dal fronte settentrionale
Arthur rientrerà   nel suo regno sull'isola,
né Lancelot du Lake,   memore dell'amore,
verrà a vendicarti.   Il Tempo si trasforma:
il Ponente impallidisce,   il vento si avventa
dal glorioso Levante.   Tremola il mondo,
nuove alte maree   invadono le insenature.
Falsi o fedeli,   solo uomini di gran fegato
risaliranno le rapide,    strappando alle rovine
un nome e un dominio.   Me, per esempio.
Tu mi accompagnerai,   o schiava o signora,
volere o non volere,   consorte o concubina.
Questo tesoro tratterrò   prima che crollino le torri
e i troni tracollino;   estinguerò la mia sete.
Dopodiché sarò sovrano,   tutto ornato d'oro".