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Sunday, March 8, 2015

Tolkien, "The Fall of Arthur" 2: 32-53

Nel suo sancta sanctorum   nel giaciglio d'argento
lei dormiva dolcemente   su cuscini sericei,
i lunghi capelli sciolti,   respirando leggera,
nell'incenso dei sogni   vagando senza timore,
né per pietà né pentimento    provando dolore,
lei, alla corte di Camelot   regina senza pari,
regina senza guardia.   Gelido gemeva il vento.
Lui nel letto languiva   invece: oscuri spettri
di desiderio insoddisfatto   e furia feroce
gli macerarono la mente   fino al tetro mattino.
Allora salì una scala   che rigirava ripidamente
fino a forti contrafforti   di pietra poderosa.
Sul misero mondo   che si svegliava spento
lui si chinò e poi ghignò,   snello e spietato.
Cantavano già i galli.   Ed ecco clamori ai cancelli,
servitori silenziosi   che correvano a cercarlo,
dall'atrio alle stanze   passando e scrutando.
Ansioso, il suo scudiero   Ivor lo salutò
dalla scala del bastione,   in piedi sulla porta:
"Signore, scendete a basso!   (Perché qui, solo?)
Notizie vi attendono,   neppure resta il tempo
di offrire un'ostia. . .   Una nave è ormeggiata."