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Thursday, April 30, 2015

Tolkien, "The Fall of Arthur" 3: 104-124a

Il dolore la tradì,   le tarpò le ali l'avidità;
lo splendore del sole,   adombrato all'improvviso
da tenebre di tempesta.   Strana lei sembrò a lui,
straniata da sé.   Lui restò in riva al mare
come un menhir,   scuro e disperato.
Una penosa partenza.   Lei trovò perdono
per la pietà del Re   e la prudenza degli altri,
per paura del peggio:   una battaglia blasfema
tra re cristiani,   con gran gioia dei corvi.
Nelle corti di Camelot   lei ritornò regina
grande e gloriosa.   La grazia di Arthur
lui chiese, e fallì;   mal gradita la sua lama.
Mai più, piegando   il ginocchio in fedeltà,
avrebbe alzato l'elsa   né chinato il capo,
lui, Lancelot,   pur abbandonando l'amore,
supplicando pietà,   umiliando l'orgoglio.
Abbandonato dall'amore,   cacciato da corte,
dall'ordine regale   della Tavola rotonda,
dal seggio glorioso   dove sedette in passato,
se ne andò solitario.   Acque salse e grigie
si lasciò alle spalle.