SeeStan ChapLee

Sunday, April 19, 2015

Tolkien, "The Fall of Arthur" 3: 39-62

A Lancelot lei   rivolse il suo amore,
gustando la gioia   della gran gloria di lui.
Per la sua signora soltanto   lui sentiva amore:
né uomo né donna   alla sua mente era caro come
Guinever la regina.   Giusto la gloria,
l'onore di cavaliere,   accanto alla sua Lady
occupava posto nel cuore.   Alto aspirava;
a lungo restò leale   al suo sovrano Arthur,
nel regale Ordine   della Tavola rotonda
principe senza pari,   sprezzante servitore
della sua sovrana.   Ma l'algido argento
o l'oro risplendente,   con avido cuore
trattenuto tra le dita   lei apprezzava di più,
reputando più prezioso   un tesoro sotterraneo
sorvegliato da sé.   Assai ella lo amò,
ma di amore atarassico,   spietata signora
affascinante come una fata,   e feroce,
che andava attorno   a far morire i maschi.
Era il Destino a dirigerla.   Bello trovò Lancelot
più ancora di argento e oro   a portata di artigli.
Argenteo e aurato   come il sole all'alba
splendeva il sorriso di lei;   i pianti improvvisi,
lavati di lacrime,   erano un lieve veleno,
acciaio adamantino.   Violarono ogni vincolo.