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Sunday, April 26, 2015

Tolkien, "The Fall of Arthur" 3: 87-103

Poi la rabbia retrocesse,   l'ira gli si spense,
il fegato gli s'infiacchì.   Troppo tardi pianse,
rammaricandosi, la rottura   della Tavola rotonda.
Obliò l'orgoglio,   maledicendo la mano forte
che ammazzò amici   e infranse la fedeltà.
Per diritta devozione   al suo sovrano Arthur
studiò di sanare l'onore   con l'angoscia del cuore,
restituendo la Regina   e riportandola (per pietà
del Re) sugli altari.   Strano lui sembrò a lei,
così straniato da sé   da improvvise fisime.
Guinever, la guerra   non temeva, pur di trionfare:
adorava artigliare   l'amore e la vita
da libare ad libitum   fino al giorno del Giudizio.
Ma apprezzava poco   l'esilio solitario
o perdere, per amore,   i fantasiosi fasti.
Si divisero con dolore.   Con parole pungenti
lei gli frugò le ferite   per snudarne le intenzioni.