SeeStan ChapLee

Saturday, June 20, 2015

Tolkien, "The Fall of Arthur" 4: 109b - 167

                              Il vento si affievolì.
In un cielo ceruleo,   chiaro e dorato
il sole verso sera  elettrizzava l’estate
tramontando stupendo.   Il mare ammiccava
sotto stelle sfuggenti,   alte oltre l’atmosfera.
Giorno seguì a giorno.   Lucida apparve l’alba
con la brezza che ballava   lieta nella luce,
fresca e ala-di-falco.   Un grido lo ferì:
“Vela, vela,   una vela splende sul mare!”
si sgolavano le sentinelle,   voci stridule
che di posta in posta   portava il vento;
tenendo le torce,   i soldati presso i segnali
attendevano in allerta.   Lui non disse “ah”.
Le sue pupille spaziavano   piccate a sud,
dove vide le vele   avanzare sul mare.
Così Arthur arrivò   sul far dell’aurora,
ritornando ora   al suo regno perduto.
Sulle sue insegne   scintillava d’argento
una nivea Madre   che tra sante mani
involgeva un Infante   nato da immacolata,
trasparenti nel sole.   Le acque accecavano.
I soldati lo sapevano,   lo sapeva Mordred:
il segno araldico di Arthur.   Ma… aspetta,
e le bandiere di Benwick?   Le cercò in ambascia
(argento su grisaglia),   ma niente, niente.
Il bel giglio di luce   appassiva altrove,
abbandonato nel buio.   Il Destino incombeva.
Ascendeva il sole,   splendevano le vele.
Laggiù sulle onde,   come lontanissime,
tra-sentirono le trombe.   E torreggiante
accanto ad Arthur   correva ardimentosa
una nave immensa,   fulgida nel mattino,
alta, smaltata,   con fianchi di oro fino;
sulla tela era trapunto   il sole che sorge,
sulla bandiera che sbandava   sotto il vento
un energico Grifone   ardeva aureo.
Già, proprio Gawain,   a guardia del suo re
all’avanguardia,   cuore sempre coraggioso;
cento navi corsare   dagli scafi smerigliati,
con vele volteggianti   e oscillanti scudi.
E dietro si distingueva   l’esercito intero:
rapidi dromoni,   chiatte tratte al seguito,
galee e galeoni   in assetto di guerra,
seicento vele che sbattevano   sotto il sole,
belle e terribili a vedersi.   Bandiere sciolte;
diecimila (così dicono)   scudi appesi,
meravigliosi sulle murate,   blasoni nobiliari
e di cavalieri celtici,   e le nove Casate
di Britannia benedetta.   Ma quelli di Ban,
e Lancelot coi suoi gigli,   loro no.
Perciò Mordred rise   alto e amaro.
Diramò ordini,   strepitarono le trombe,
si accesero i segnali,   sù i vessilli!
Le rive risuonarono   di spade contro scudi.
Garriva la guerra,   guai alla Britannia!
Così Arthur arrivò   al proprio regno
con potenza e splendore,   puntando fiero
su Romeril – dove ora   lento, lento,
verso riva scorre   un ruscello che tremola.