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Thursday, June 25, 2015

Tolkien, "The Fall of Arthur" 4: 168-187


Scintilla il sole sulle lame.   Splende d’argento
la punta delle lance puntate   verso l’alto,
bianca come biada.   Sopra, sorvolano
corvi che gracchiano   con voci crudeli.
Sul mare spumeggiante   lampeggiano mille
rapidi remi concordi.   Capitani sassoni,
in piedi a prua,   sbraitavano severi;
si brandivano i brandi   e le immense scuri,
tartassando gli dèi   con toni truci.
Facce da forca   conducevano “cavalli marini”
con prue di drago   all’arrembaggio,
scartando a scatti,   chiudendo svelti.
Rostri contro prue,   legni strapazzati.
Ci fu clangore di ferro,   fracasso di scuri;
elmi e lance luccicanti   si sbrindellavano;
i fabbri del fronte   martellavano feroci
su inermi incudini,   inesorabili, forgiando
rabbia e rovina.   Dita tinte di rosso.
Pressavano Prydwen,   prode e bella
ammiraglia di Arthur,   brillante d’argento.