SeeStan ChapLee

Sunday, June 14, 2015

Tolkien, "The Fall of Arthur" 4: 86-109a

Poi avvallò, e a lungo   vagò solitario.
Nel suo cuore consumava   sotto cupe ombre
un fuoco semi-spento   il cui fumo lo asfissiava;
i pensieri sbandavano   persi in un labirinto
tra ira e terrore.   Dapprima le sue idee,
divorate dal desiderio,   si divincolavano
eccitate da Eros   verso il suo chiodo fisso,
mentre immaginava   che Guinever mandasse
saluti in segreto   speditamente oltremare
a Lancelot, a lui   rinfocolando l’amore
e supplicando soccorsi   per la sua situazione.
Qualora il clan di Ban   fosse corso in guerra
e si fosse rivisto   il glorioso giglio
su sfondo fosco   marciare fieramente
in aiuto di Arthur,   erano casi amari
per le mene di Mordred.   Su ciò rimuginava.
Proprio quello, Lancelot,   Lord di Benwick,
egli detestava del tutto,   e tuttavia temeva,
ricordando perfettamente   la fattura fatata
per cui, se lui avesse   sfidato a muso duro
la banda di Benwick   bardata con il giglio,
avrebbe raccolto rovina.   Sì, rabbia e astuzia,
dubbio e deliberazione   duellavano incerti
nella sua testa tetra.