SiStan ChapLee

Saturday, June 20, 2020

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Saturday, June 13, 2020

Anno 1 d.C. (dopo il Coronavirus), the end

Anno 1 d.C. Origene, figlio di Horo, si evirò in quanto, essendo lui stesso figlio di un dio, sapeva che disastri combinavano questi travasi di Dna soprannaturale/alieno nel corredo genetico umano. Non voleva mettere incinta neppure per sbaglio (diciamo) una figlia di Eva. Giosue Carducci, capace di riscrivere donne angelicate in stile stilnovista, e due cani che scopano in mezzo alla strada. “Cupi a notte canti suonano / da Cosenza sul Busento” i primi versi imparati nella vita, alle scuole elementari. Passa la nave mia con vele nere. Passa la nave mia, sola, tra il pianto peregrino del ciel, garrulo a volo peʼ verdi colli. Daʼ cieli splendidi Pietro Fanfani sta ne le postille pur da queste serene erme pendici. Con gli insospettabili effetti del virus, che trasformano i preti in muezzin. Cʼè gente che mette la mascherina per scaramanzia, nei modi e nei tempi sbagliati; usano la scienza come magia. Come Tommaso Campanella. Lo trovarono… 
 

22 marzo 2020. Lo trovarono sui binari, non si è mai saputo se suicidio o incidente. Uh, ne avrei di aneddoti. I mantovani erano simpatici e bizzarri, i C*** erano fuori come dei balconi.
De Luca ha ragione. Qualche giorno fa hanno fatto vedere un mercato nel centro di Napoli, come se niente fosse. Pochi avevano la mascherina, e si lamentavano di non poter tenere le distanze. Ieri mi ha chiamato C***, mi raccontava di aver visto un video agghiacciante girato probabilmente in zona Castelvolturno perché anche lui faceva fatica a capire il dialetto. Dei carabinieri tentano di sgomberare una festa nel cortile di un condominio, gli astanti ubriachi picchiano i carabinieri e poi si picchiano tra loro. Zona dove lo Stato è totalmente assente. Avevo visto delle immagini una volta, una spiaggia orrendamente sporca dove la gente sta comunque, monconi di case mezze fatte e mezze no, un Far West insomma.
Martedì scorso vado a fare la spesa, si entra uno per volta, fuori cʼè uno che mi pare straniero, macchina, vestito abbastanza bene, con una bambina. Tossisce, gli faccio: ehi, mano davanti alla bocca. E lui: tranquilla signora, noi zingari non ci ammaliamo.
Nessuno dei miei parenti è ricoverato, ma i miei cugini stanno male da giorni, i miei vicini anche, la maggior parte delle persone hanno febbri che non se ne vanno. Una mia cugina non vede sua madre da un mese perché in casa di riposo, non posso chiamare mio zio perché è sordo (perché è vecchio, non è che è sempre stato sordo) e non essendoci lʼintermediazione di mia cugina, non ne verrei a capo. Mia sorella non riesce a reggere la situazione, non è mai stata attrezzata per le situazioni pesanti. E questo “andrà tutto bene” mi sta sulle balle, vaglielo a dire a quelli morti. Un amico (che vive nellʼincubo di attaccare qualcosa al padre novantenne e reduce da un ricovero) mi ha detto che questo “andrà tutto bene” sembra come quando una madre dice al figlio: vieni qui che non ti faccio niente.

Thursday, June 11, 2020

Anno 1 d.C. (dopo il Coronavirus), cap. 33


2 febbraio 2020. Qui al Nord lʼunica processione che ho visto è stata nel Lecchese o Comasco, non ricordo. A Milano ne fanno una i sudamericani, qualche ricorrenza loro. Quelle del Sud sono una cosa da orrore. Ce nʼè una in Calabria dove si costruiscono una roba che sembra una spugna rotonda, sopra ci incollano dei pezzi di vetro, si percuotono il corpo e le piante dei piedi con ʼsta roba e man mano lasciano manate di sangue sui muri vicino ai portoni, e per questi che ci abitano è un onore, e sangue per le strade, poi le santone li curano con un miscuglio di erbe e le ferite guariscono.
Mercoledì ho avuto voli mentali tra psiche e religione. Qualche giorno prima mi chiama mia sorella. Dialogo:

- La mia collega ha detto che il prete è disponibile per la messa commemorativa per la mamma (la sua collega carinamente ha deciso di farci questa offerta).
Io - Ah già, neanche me lo ricordavo, ma non è da settembre che è in ballo?
- Sì, ma prima il prete non aveva tempo, poi era impegnato, poi è andato in ritiro spirituale.
- Mi sembra la canzone di Celentano. E se uno avesse bisogno di un confronto spirituale?
- Cʼè lo psicologo.
- Ma quello lo devi pagare.
(ride) - Cʼè quello della mutua.
- , ora che ti danno lʼappuntamento, fai in tempo a buttarti giù dal settimo piano.
 
Arriviamo in chiesa. Scena: iniziano i canti, solo che ognuno canta per i fatti suoi. Entra il prete, non particolarmente vecchio ma palesemente sofferente, accompagnato e retto da un giovane prete e da una figura che sembra un incrocio tra Fassino e Lurch della Famiglia Addams, con un grembiale bianco lungo fino ai piedi che pare quello degli scienziati pazzi. E quello chi è? Non è un prete, dice mia sorella. Sarà un diacono o il sacrestano. Tace. Poi sussurra: se ci fosse la mamma direbbe: “Anche i preti, vanno a tirare in ballo queste”. Ma lo dice in dialetto, come lʼavrebbe detto lei.
Fassino si tormenta in continuazione la faccia, sembra preso da un indicibile tormento, appunto. Il prete anziano mi fa una gran pena. Il prete giovane è veramente un gran bellʼuomo e fa lui la predica. Dietro ho una che va a tempo su tutto, ma un altro che sembra un attore shakespeariano con una sola battuta, per cui deve farsi sentire forte e chiaro ed entra come un carrarmato con ʼsto vocione del ca**o. La messa è anche per altri defunti, due dei quali di cognome facevano Viventi. Non rido, ma avverto la necessità di concentrarmi sui dipinti della chiesa, moderna ma salva dallʼobbrobrio delle chiese moderne. I dipinti sono veramente belli, stile più da icona ortodossa.
Ho un battibecco (sempre sussurrato, eh?) di stampo teologico con mia sorella, che vuole che facciamo la comunione. Ma sei fuori?, le dico. Ma io una volta lʼho fatta. Ma tu sei fuori, non si può fare la comunione senza confessarsi. E da quanto non ti confessi, mi chiede. Boh, sarà da 40 anni, dalla cresima. Ma non è una cosa pericolosa da fare, mi dice.
Alla fine il vecchio, il giovane e Fassino (a cui ormai mancava solo il contorcimento mistico) se ne vanno da dove sono venuti. Ma non hanno neanche salutato?, le chiedo. Ma sì, hanno detto “andate in pace”. Non li ho sentiti. Lʼhanno detto, ti sei distratta, sei come i miei ragazzi in classe.
Il giovane torna tra noi in veste laica. Proprio un bel ragazzo. Il vecchio esce con la stampella, mi stringe il cuore.

Tuesday, June 9, 2020

Anno 1 d.C. (dopo il Coronavirus), cap. 32


Anno 1 d.C. Quei poveracci che raccontavano le loro vicende di guerra, se già prima fregava poco, ora non frega più niente a nessuno. Tutto per non voler ammettere lʼevidenza, che se il veleno (virus) è stato prodotto da serpenti e pipistrelli, a ricavarlo può essere stata solo Medea. Ci sta bene, a noi predatori del vello dʼoro, disposti ad attraversare mari e monti. Che poi, a pensarci, se Medea aveva la pelliccetta bionda era roba da collezionisti. Da buongustai. Il vero frutto del vero albero proibito. Fuorviato dal drago di guardia, Ercole diede lʼassalto allʼalbero sbagliato. I conti tornano, il conte Dracula era un revenant. Unʼintensa nevicata natalizia accolse il terzo giorno di primavera, ai primi segnali di retrocessione dellʼepidemia. È bello ascoltare il suono della neve, commentò lʼelfo. Ma lʼepidemia aveva solo finto di retrocedere. Se il senso dellʼumorismo denota la razionalità dellʼuomo, allora il Covid-19 è razionale.

Sunday, June 7, 2020

Anno 1 d.C. (dopo il Coronavirus), cap. 31


15 luglio 2019. La ripresa è difficile, rimettersi a leggere ʼste minchiate occhi a terra (sai che adesso si usa quellʼorrenda espressione “pancia a terra” per dire che stai lavorando serrato), sempre costretta al buio da ʼsti minchioni che tengono tutto abbassato anche oggi che piove e a me la poca luce fa male. Dopo aver lasciato vagare lo sguardo allʼinfinito per giorni, è cosa dura.
Ma anche la giornata di ieri di rientro è stata dura. Quaranta minuti di ritardo da Nantes perché “ci scusiamo, ma a Parigi stanno festeggiando il 14 Luglio”, poi al Charles de Gaulle, che è un aeroporto immenso, ci fanno saltare da questo a quel gate (per fortuna vicini) tra noi di Milano e quelli di Venezia. A un certo punto si sono persi Venezia, già in ritardo di suo e mandata sullʼaltro lato. Dopo mezzʼora di coda, finalmente imbarco. E stiamo lì sullʼaereo quasi unʼora, controlli della difesa aerea. Che ca**o, penso, ho capito male? Che è successo intanto che non cʼero?! Poi ho capito, frizzi e lazzi per la presa della Bastiglia con tanto delle loro frecce tricolori, che non so come si chiamano. Finalmente parte, ma cʼè la coda di aerei. Arriva al punto e attacca a muoversi come i piloti delle moto quando scaldano le ruote, solo che se lo fa un aereo non è bello. Ehi, capo, gli volevo dire, se abbiamo aspettato fino adesso e hai forato una gomma, possiamo aspettare ancora, eh, nessun problema. Una sete… perché lʼacqua al De Gaulle costa 3,10 euro e io ho pensato: ma potete anche andare a cagare! Per consolazione ci offrono un panino e un bicchiere di acqua. Un panino parmisan, che per loro sarebbe una specie di sottiletta di un giallo cacca di pollo e semi-invisibile. Ma avevo talmente fame che mi è sembrata la cosa più buona che avessi mai mangiato. Poi annunciano lʼatterraggio, e sembra fare manovre come quando io sono in bici in mezzo ai campi e non trovo più la strada di casa. Ehi, capo, problemi con Malpensa?
A Malpensa sciopero dei treni, quindi prendo al volo un pullman che ferma anche in Lotto condotto da due egiziani/tunisini/boh che nessuno capisce cosa dicono. Annunciano Lotto, quindi ci alziamo, si fermano, ripartono e frenano bruscamente dopo due metri – e noi, che siamo sopravvissuti ai voli del 14 luglio, stiamo per ammazzarci miseramente su un vecchio pullman in piazzale Lotto, che vergogna sarebbe stata!

Friday, June 5, 2020

Anno 1 d.C. (dopo il Coronavirus), cap. 30


Anno 1 d.C. Gran parte del mondo ridotto a un convento di clausura, come nelle più folli fantasie medievali. Presumibilmente se ne elevano più bestemmie che preghiere. Rari saranno i claustrali che meditano sulle Sacre Scritture. Rari gli amanuensi che leggono e copiano, non gli scarabocchi scritti su brandelli portati dal vento, ma parole pesanti come macigni. Forse andiamo meglio con la castità, perché lo stress ammazza i feromoni. Trionfo della povertà, gente costretta a rinunciare al weekend nella seconda casa. Tutto questo servirà a trarre una grande lezione: che dalla storia non si impara mai nulla. Il vento, però, lui continua a soffiare tra olivi e cipressi, e gli uccelli a cinguettare. Nellʼepidemia molte persone hanno imparato a rinunciare al superfluo, cioè la vita. Virbius che risorse altrove, presso i laghi dove i romani vanno (andavano, andranno di nuovo) a fare bisboccia la domenica. Risorse con una faccia diversa, in modo da non farsi riconoscere neppure dagli dèi. Risorse per merito di Lady Diana, la quale ha “quellʼarte male appreso”. Come un virus, Virbius evolve, si trasforma.

Wednesday, June 3, 2020

Anno 1 d.C. (dopo il Coronavirus), cap. 29


30 giugno 2019. Non sono in ricerca religiosa come si intende secondo le Scritture. Ho archiviato definitivamente il Dio degli uomini, poiché convinta che esse Scritture non siano altro che umane, spesso col fine di trovare una spiegazione alle magagne della vita. Ma non sono atea. Io glielo dico, a chi si professa ateo: ma che certezza hai, scusa, che non ci sia un Dio? E quelli sono inamovibili. Però uno di questi tempo fa mi ha detto di essere entrato in una chiesa, di aver sostato e acceso un cero e di essersi sentito bene. E allora vedi che non sei ateo? Ma sì, vabbe’… Di religione/spiritualità ne siamo intrisi fin da piccoli, secondo me ormai ce l’abbiamo scritta nel Dna, e ci sono cose che ci commuovono per questo, come il volto di Gesù o il silenzio strano delle chiese, quindi ci saranno sempre dei momenti di dubbio, inteso al contrario: dubbio nel non credere. Non so se l’ho convinto, ma nemmeno era mia intenzione. 
Comunque, ero intenta a preparare il viaggio, la zona non è semplice per gli spostamenti, per cui le persone che ogni tanto vengono fuori nella mia testa hanno iniziato a interloquire: 
Ma chi te lo fa fare di andare sempre in culo al mondo (anzi, in culo all’Europa, visto che ormai la GB se ne è andata o quasi).
E l’altra vocina: perché è l’unico modo per vedere Dio.
E io (tendo a non ospitare più di due voci per volta): giusto, è così! Perché se non hai il dono di vederlo tutti i giorni, negli uomini (ma per carità) e nelle cose umane, devi pur andare a cercarlo da qualche parte, ed è ormai assodato che io lo vedo dove la Natura la fa da padrona. Perché i geologi ti spiegano che la Terra è il risultato di millenni di scontri, sedimentazioni, rivolgimenti, e quegli altri ti dicono tutto sulle maree, l’attrazione della luna e bla bla, e a cosa serve questo e quello, ma mica ti dicono perché è così bello. Poteva essere un’ammucchiata di sassi e una puccia di acqua di colore monotono e basta, invece no. C’è una bellezza prodigiosa, che non serve a niente, perché la bellezza in queste cose non serve mai a niente, e allora perché c’è? Perché serve alla nostra anima.
Quindi, non portatemi Dio, ci vado io, sperando che non si esibisca troppo in mareggiate e vento.

Monday, June 1, 2020

Anno 1 d.C. (dopo il Coronavirus), cap. 28


Anno 1 d.C. Il padre del sindaco, tra i rarissimi passanti non solitari, fa notare che a Dio si può credere o non credere, ma pare certo che i preti non ci credono, stanno sempre a occuparsi di altro e non rimangono zitti abbastanza a lungo per captare il segnale. Nel toto-scommesse su come sarà il mondo dopo, Belacqua sostiene che sarà identico a prima. Gli piace vincere facile. I santi, nel far cessare le epidemie, hanno dimostrato avveniristiche nozioni mediche sul naturale decorso della crisi; e per umiltà, per non pavoneggiarsi, hanno fatto terminare le pesti esattamente nel momento in cui sarebbero svanite da sole. Se lo dice perfino la Rita! Nessuno attorno allʼastronave fucsia. Nessuno davanti al residuo di architettura Germania Est anni ruggenti. Nessuno attorno al teatro cubico. Un pettine abbandonato sul cemento. Presso il glorioso cristico simbolo del Grifone, solo una breve fila di persone malate, in piedi, quasi al freddo. “Ero malato, e sono venuto a visitarvi”. Un papà africano con il suo bambino piccolo, seduti dentro unʼarea recintata. Come fosse un cordone sanitario. Ma la recinzione aveva lo scopo di segnalare un pericolo. La grottesca tenerezza del mondo. Allʼombra di mura rinascimentali rese più fragili da un terremoto.

Saturday, May 30, 2020

Anno 1 d.C. (dopo il Coronavirus), cap. 27


28 giugno 2019. Ieri salgo in ascensore, qui in ufficio, e sto per mettere il dito sul solito tasto e poi mi dico: ma che fai, schiacci il terzo? E quindi schiaccio il secondo, un poʼ di confusione dovuta al caldo, penso. Scendo e vedo tutto diverso. Hanno cambiato gli arredi?, perché vedo il cartello che dice “secondo piano”. Eppure non riconosco nulla, e penso: azz, hai preso un colpo di sole. Vedo Sonia, oh Sonia, ma dove sono? Hanno cambiato i numeri sullʼascensore, ride, e tutti che vagano alla ricerca del loro posto.

Thursday, May 28, 2020

Anno 1 d.C. (dopo il Coronavirus), cap. 26


Anno 1 d.C. Dalle ceneri della città, fenice triste e bellissima, si levò un airone cinerino. Poi lʼairone si ingigantì in un turbinìo di scintille grigie, bianche, cobalto; le braccia si divisero dalle penne delle ali, che rimasero, allargate, a decorare il dorso; le penne del corpo divennero lunghe scaglie metalliche; il becco, una testa di drago sullʼelmo. Alto come un grattacielo.

- Sei un angelo?
- Sì.
- Ti manda Dio?
- No.
- Sei venuto a proteggerci?
- Hm.
- Hai fame?
- Sì.
- Come ti chiami?
- No.
- Voi angeli parlate per monosillabi?
- No.
- Cosa intendi fare adesso?
- Questo.

La pandemia consente comunque di mantenere attivi i servizi di ristorazione a domicilio. Da queste parti, non lo fa praticamente nessuno. Restano aperti solo i negozi per beni di prima necessità, ad esempio i tabaccai. Gente che va in crisi di astinenza da eucaristia, e grida: “Non era mai successa una cosa del genere”, anche se è successa miliardi di volte, anche nei secoli cristiani.

Tuesday, May 26, 2020

Anno 1 d.C. (dopo il Coronavirus), cap. 25


12 giugno 2019. È da marzo che la metro allʼimprovviso frena di colpo. È successo più di una volta. La gente cade, si fa male, uno si è anche rotto le ossa – e a parte una volta che hanno beccato uno stronzo che ha staccato la corrente, per il resto non si sa perché. Ieri tutti fermi perché un altro coglione ha scambiato il tunnel della metro per una passeggiata allʼaria aperta. Ma io non la prendo quasi mai, a parte ieri, ma in compenso mi rallegro con i mezzi di superficie. Una volta prendono contromano la rotonda, evabbeʼ, sono grossi; lʼaltra volta arriva al capolinea e, anziché parcheggiare di lato, ci sale sopra, al marciapiede. Ma sabato, per la prima volta nella mia lunga carriera di passeggera, mi sono veramente spaventata. Riparte al semaforo, e ti non so dire come ha fatto, sbatte contro lo spartitraffico proprio mentre deve curvare, il bus attacca a strambare come una vela da niente, ci attacchiamo tutti, per fortuna mezzo vuoto, tutti seduti, e mentre penso che si rovescerà in mezzo allʼincrocio in una scena da film americano, vedo una macchina proprio lì in mezzo che deve girare e con una delle strambate gli arriva a pochi metri e mi viene un colpo perché già lʼavevo vista schiacciata dalla mole. Per fortuna riesce a riprendere il controllo e attacca a santiare in una lingua a noi sconosciuta, credo napoletano, sì che ho lʼimpressione di essere passata da un film americano a una sceneggiata di Mario Merola. Questo è quando si dice vivere in una città internazionale.

Sunday, May 24, 2020

Anno 1 d.C. (dopo il Coronavirus), cap. 24


Anno 1 d.C. Ognuno sta solo sul cuor della terra, trafitto da un raggio di sole cangiante, che sposta i pigmenti sullʼaffresco facendo recitare il volto dellʼangelo, oltre un metro dagli occhi alla bocca. Il pozzo dei tintori consente un prelievo del sangue della Terra. Ogni tanto si incontra un portale di pietra murato: se riesci ad attraversarlo, finisci dritto nel mondo delle fate. Nel mondo dei fati, già ci sei. Le tre sorelle sulla blasted heath dove cadde un Colore dallo spazio. In quellʼoccasione i puritani rinunciarono alla loro avversione per Shakespeare. Le ultime parole trasmesse dal sottomarino prima di affondare furono “Olandese Volante”. Il vantaggio di vivere nel regno del fantasy: questa era una città dei morti viventi, adesso è una città di fantasmi. A progettare lʼinferno, anche noto come “questo mondo”, è stato un architetto di quarta categoria. Fa acqua da tutte le parti, trovi dappertutto cose che con lʼinferno nulla cʼentrano. Però un solido architetto vecchio stile, tipo lʼEst Europa prima della caduta del Muro, strutture portanti ben evidenti, riga e squadra, mica balle. Fatto per durare nel tempo come i frigoriferi prodotti negli Anni Sessanta. Certo manutenzione scadente, cfr. il ponte alla bolgia dei barattieri, crollato da dodici secoli e ancora guarda comʼè ridotto.

Saturday, May 23, 2020

Chilean Masters of the Weird


It has probably been suspected that one of the most beloved items in this blog is to find the persistence of the Renaissance and Baroque in the current era. Here is the recent book by a Chilean artist and author, Claudio Romo, surely one of the main Masters of the Weird in our time. The book is called Vera crónica de los mundos subterráneos (The True Chronicle of the Underground Worlds). Interestingly enough, the adjective "true" is missing in the Italian title of the book, though, in a way, it is the most meaningful word. In the 16th and 17th centuries, in fact, the exploration of the world was "true" against all Medieval legends. At the same time, their favorite game consisted in blurring the boundaries between the physically real world and the culturally real one, that is, subtle references to classical literature, and so on. And, the Renaissance/Baroque poets and artists did so because those boundaries are blurred.

That is precisely what Romo does here. The protagonist, a cyberpunk explorer, reaches the core of the Earth in order to discover its secrets. A certain number of literary and graphic sources, sometimes hinted at, sometimes blatantly quoted, are revealed by the author himself, e.g. Thomas More, Tommaso Campanella, Francis Bacon, Athanasius Kircher (1602-1680), Robert E. Howard, H.P. Lovecraft, Umberto Eco, Moebius, Alejandro Jodorowsky (again a Chilean Master of the Weird). The humorous part plays on variations, for example a shoggoth copied from Lovecraft's novel At the Mountains of Madness in all details, except one: it does not care about the explorer, and leaves him alone. 

The grand finale may be described as the final scene in 2001: A Space Odyssey reinterpreted by William Blake.

Friday, May 22, 2020

Anno 1 d.C. (dopo il Coronavirus), cap. 23



6 maggio 2019. Mi è stato inevitabile pensare come siano diversi i figli dello stesso fiume (sì vabbeʼ, a Lodi cʼè lʼAdda, ma sempre Padania è). A Piacenza ti danno del tu, una cosa che a Milano mi darebbe fastidio, invece lì appare proprio come un segno di amicizia.
Credo di aver visto la metà di quello che cʼè da vedere, ma anche i palazzi in giro, quelli privati, sono veramente belli. Questa è una cosa dellʼItalia che non smetterà mai di sorprendermi, anche queste città che in realtà sono grossi paesoni hanno un patrimonio incredibile. E invece attecchiscono quei lavori stronzi importati dallʼestero come i riders.
Il bar storico del paese dove ho la casa… entro credendo di trovare Anna, che conosco da una vita, invece mi si palesano dei cinesi. Arrivo a Cremona ed entro in quello della stazione dei pullman… gestito da una cinese con cane al seguito (pure quello a mendicare da tutti), popolato di varie nazionalità. Stazione pullman/treni, stanno su una via ormai spopolata di locali; alla domenica o dopo le 7.30 di sera, se non fosse per gli arabi con kebab, potresti anche morire di fame.

Wednesday, May 20, 2020

Anno 1 d.C. (dopo il Coronavirus), cap. 22


Anno 1 d.C. Il ragazzo della piadineria teneva le luci in parte spente, altrimenti non rientrava nelle spese. Le due belle gemelle volevano chiudere il negozio tre ore in anticipo, ma avevi accennato che saresti passato, e loro aspettano. Erano lì, nel nulla, ad aspettare. Sexy, dolci, un poʼ tristi. Si di sunt, diceva Ovidio. Scegli un sentiero fuorimano, pure in salita, per una passeggiata senza rischi di contagio. Serpeggia tra olivi, cipressi, antiche mura urbiche. Trequattro persone per chilometri, rischi sanitari zero. Però un gatto nero ti attraversa la strada. Però. Il presidente Tronf sta valutando lʼipotesi di impiegare come personale paramedico il Ku Klux Klan, hanno il camice bianco o no, twitta. Non risuonano più dolci, sanguigne parole dʼamore come la canzone che Polifemo compose per Galatea. “Ci vediamo presto con tante novità” recita il cartello appeso a un locale che non aprirà mai più. Il titano e la madre dei centauri, Helios e Nefele, fanno a gara a rendere sempre più triste e sbiadita la parola “presto” su quel volantino inchiodato al legno. Crocifisso. Fra tre settimane sarà Pasqua. Il Divino predilige quartieri come quelli spagnoli a Napoli, Boroughs a Northampton. Con donne fantasma che sono grandi sporcaccione e pataccari che cercano di rifilarti la reliquia del cranio di Gesù bambino.

Monday, May 18, 2020

Anno 1 d.C. (dopo il Coronavirus), cap. 21


30 aprile 2019. Ieri sono stata al canile di L***, non sto a raccontarti il perché, perché magari lo faccio sul blog, ma ti racconto quello che non posso dire sul blog. Arrivo alla biglietteria degli autobus e chiedo i biglietti per il bus 1. Lʼimpiegato mi guarda in silenzio e intanto gli si dilatano gli occhi dietro agli occhiali. È una cosa che mi inquieta. Dopo qualche secondo stacca i biglietti. Gli chiedo: è questo il pullman? Altra occhiata allucinata: ma no, è là, arancione, e lo fa in modo scontroso, come se fosse unʼonta che uno non conosca il sistema dei trasporti, a me già girano le balle per cui pago e me ne vado. Alla fermata non cʼè un ca**o di segnalazione, ma mi hanno detto che è quella. Si ferma un bus, a una che scende chiedo se è quello, se ne va senza rispondermi, allora chiedo allʼautista: no, e mi chiude la porta in faccia. Allʼorizzonte spunta il bus arancione number one, è questo che va al cimitero? Grugnito di risposta. Ho già capito che questo non mi dirà mai dove devo scendere, quindi mi metto davanti e guardo a destra e a manca. Quando vedo una costruzione che potrebbe essere il luogo dellʼeterno riposo, chiedo di nuovo, altro grugnito affermativo.
Unica presenza viva al cimitero lʼomino dei fiori, che però è indiano o pakistano, quindi mi indirizza a un italiano, chiedo la strada a questo italiano, quello mi fissa zitto qualche secondo e poi, come riavutosi da uno stato vegetativo, mi risponde. Quelli del canile invece sono svegli, o perché entrambi abitavano a Milano o perché stanno con animali intelligenti. Insomma, sono giunta alla conclusione che i l***ni sono dei deficienti, nel significato che era proprio della vecchia psichiatria.

Sunday, May 17, 2020

Meet Quetzalcoatl’s sister

The book cover of my long poem "La Strige"

The experimental neo-Baroque poem La Strige is due to be published in July. Here is the cover meanwhile. The story is set in the future and in the 16th century, when the heroine -- a super-powered witch, sister to Quetzalcoatl -- by flying back thru time, fights against Hernán Cortés during the conquest of Tenochtitlan. And she apparently wins, but this is only the beginning of big troubles.

Saturday, May 16, 2020

Anno 1 d.C. (dopo il Coronavirus), cap. 20



Anno 1 d.C. La parola Teeist coniata da E.T.A. Hoffmann. In principio era la parola. Perché di questo si tratta, parole da salotto spacciate per divine. Almeno fino a quando i salotti non vennero vietati causa lʼepidemia di coronavirus. Una corona di dodici stelle. E stavolta san Gennaro offeso chissà se interverrà come nel ʼ56. Il salotto si concluse con un ballo cui partecipò la Raquel di Philip Dick, avvolta in un sudario chiazzato di sangue. Suonò il pendolo, sulla stessa melodia su cui i cori da stadio cantano “No-me-ta-le vaf-fan-cu-lo!”. Lo dico come lo sento. Per secoli non avevi più visto le lucciole. Poi allʼimprovviso lungo un sentiero in discesa, attorno a un cespuglio. Poi di nuovo nulla. Rare come la fenice, in cui si trasformò il guerriero nel quale in precedenza si era trasformata una donna bellissima, violentata dal mare. Cʼest la vie. Ferro exercere dolorem. Esercitare, tenere in esercizio, il dolore col ferro diretto contro altri. Un miscuglio carname sangue che diede il via alla carriera di scultore di Michelangelo. In vecchiaia Buonarroti avrebbe ipocritamente rinnegato Bacco, ma non i centauri. Ferro exercere dolorem. Iubes renovare.


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Friday, May 15, 2020

Parallel Botany


Reading Leo Lionniʼs 1977 book La botanica parallela (Parallel Botany; now republished by Gallucci, 2012) is a wonderful experience at the complex borders between science, imagination, illustration, humor, and philosophy. A Renaissance book from many viewpoints. Among the fake documents, there also appears a letter written by a would-be scientist among Magellanʼs suite, Jacopo della Barcaccia. The original Italian text echoes the actual style of 16th century language.

In those most clear waters [of the lake inside one of the Termadores Islands] you see crabs with deer-like antlers, and a great number of fish dressed with feathers like birds, and eels as long as boats, wholly covered with scales that look like gold coins, and are said to be very dangerous. You also see enormous tortoises, which the people who live on the water surface ride like sea horses in order to sail from one island to another. And, on the trees you see birds whose beaks are as long as a sword, which are a true marvel to see, and others whose songs would make Father Simon [composer and lutist of the Church of Saint Therese in Padua, 1460-1498] envious. In those very waters you see a strange fingered fruit, that no one can touch because it would immediately melt away, and it is forbidden to the young people to look at it because it would melt away from sight, and become invisible. This fruit is called panalà, and I was deeply moved by it, and it does not come from any tree, or bush, of flower, and it usually floats, and roots hang down from it. It is as black as the squidʼs ink, and in the evening all the men and women of the island pray the fruit as if it were the Sacred Bone of Saint Barnaby.

Thursday, May 14, 2020

Anno 1 d.C. (dopo il Coronavirus), cap. 19



12 aprile 2016. Ci sono pelosi che fanno vacillare la superba certezza umana di essere l’unica forma vivente ad avere il dono della razionalità. Caffè era uno di questi, perché lui stesso era superbo: di una bellezza superba, di un incedere superbo e di una sfrontatezza superba. Era un gatto nero, da qui il poco originale Caffè. Anche questo era un animale “preso in prestito”. Lui riconosceva il rumore della macchina, anche dopo mesi, anche se era chiuso in casa, e arrivava di corsa, saltando steccati e miagolando come un matto. Caffè prendeva residenza considerando la nostra casa la sua dimora di vacanze, senza però mutare abitudini, come quelli che quando partono per le ferie si portano dietro mezza casa perché non riescono a concepire di cambiare prospettiva anche solo per una settimana. Così c’erano le vacanze invernali, coi ritmi invernali: dormire e mangiare. L’unica sua attività era cambiare il luogo in cui ronfare: sfrattava le statuine del presepe per andare a dormire nella capanna, fuori dalla capanna su sul divano, giù dal divano su sulla sedia a dondolo. Esercizi estenuanti intervallati dal tiro alle palline dell’albero di Natale. Era un gatto che amava gli addobbi di Natale. E mangiare, preferibilmente tonno con pane ammorbidito nel suo olio d’oliva. Non è che proprio glielo volevi dare tu, era lui che decideva, pena una martellante attività di striduli miagolii, che quello era il pasto che voleva. E poi c’era l’estate… eh, l’estate… che magnifica stagione di assopimenti diurni al fresco e di notti di follia. Caffè se ne andava a far la vita verso le otto di sera e tornava all’alba e faceva quello che facciamo tutti dopo una notte brava: cercare il primo bar che apre per cappuccino e brioche. Niente brioche per lui: latte e pane, meglio se con carne o pesce. Ma se noi non troviamo il bar aperto, stiamo lì e aspettiamo. Lui no, si metteva a fare un gran baccano a ogni finestra, finché trovava quella giusta e allora infilava la zampa sotto la tapparella e sbatteva, sbatteva finché un essere umano iracondo, stanco di prenderlo a male parole, si alzava per aprirgli e servirgli la colazione. Non so quante albe ho fatto con il tanfo di pesce nelle narici, quante volte sono tornata a letto imprecando mentre quest’apoteosi di prepotenza felina, lucentezza di manto e lucidità di mente, conquistava a sua volta un luogo per riposare dalle sue mattane notturne. La prepotenza è l’arma dell’umano che difetta di intelligenza, per Caffè era l’esatto contrario.

Tuesday, May 12, 2020

Anno 1 d.C. (dopo il Coronavirus), cap. 18



Anno 1 d.C. Belle le armi indiane e persiane, più belle ancora quelle arabe in mostra al Bargello, le stesse che si vedono nella Cappella Sistina, no, non lì. Non sulla volta né tantomeno nel Giudizio. Colori dominanti a Napoli il grigio cenere e il rosso sangue, cemento arte barocca e murales che portano i colori del loro totem, il fuoco e le scorie del Vesuvio. Lʼunica copia esistente di Spaccanapoli di Domenico Rea eccola esposta in vetrina ad altezza sguardo. Nellʼunica libreria chiusa. Vetro di isolamento e orrore come nellʼUccello dalle piume di cristallo. Come nel vetro che separa tela e spettatore nei dipinti di Francis Bacon. Il gillman non abitava nella Laguna Nera, abitava nel Golfo di Napoli e si chiamava Colapesce. Uno di quelli nati da una donna messa incinta da uno spirito di passaggio. Come si sarà spaventato Macbeth nel vedere un uomo nato da donna ma non come si nasce da donna, e una fila di tronchi che si muovevano, su per la collina. Una divinità tetton(ic)a, zinnuta e popputa, due lunghe serie di mammelle suine su un tronco allungato da levriera, il collo alla Modigliani, la testa un uovo rovesciato, braccia da nuotatrice, cosce come la Francesca del Doré, oh quante belle figlie, vulva dalla folta pelliccia zebrata, pelle ambra, unica apertura sulla faccia i denti conici ricurvi dʼavorio istoriato, altezza 300 metri, la si pre-sente a centinaia di chilometri grazie ai feromoni. A unire le nostre menti è la Noospheratu.

Sunday, May 10, 2020

Anno 1 d.C. (dopo il Coronavirus), cap. 17



9 settembre 2012. Aʼnmbraa. Così suona Edinburgh. Lʼultimo giorno ero così stanca che sono andata “a sbattermi” su questa spiaggia. Rispetto alle isole, qui “faceva caldo”, io stavo: maglioncino sotto, maglione collo alto sopra, giubbotto. I loro bambini giravano nudi. Sono stata lì finché il sole non se ne è andato, un cane ha preferito me al suo padrone (ma il suo padrone entrava in acqua a recuperargli il frisbee, io gli ho sussurrato: scordatelo! Sebbene in lingua diversa, ha capito lʼantifona. Lui ha notato che preferiva giocare con gli strangers che con lui). Poi noto che tutti i padroni hanno in mano un aggeggio strano: un manico di plastica che finisce in una specie di colino: serve a recuperare la pallina del cane senza chinarsi e a ritirargliela senza insabbiarsi. Oh my God, in 12 anni di lanci al mio cane, mai avevo visto o pensato che esistesse qualcosa del genere. Mi son vista tutti i colori del cielo e del mare, una malinconia, lʼidea di tornare a Milano mi schifava. Così ho focalizzato la questione: non cʼè mai stato nessun posto da cui non farei mai rientro se non il mare.
Dopo un notte insonne e piena di maglioni, chiedo a quelli dellʼalbergo se possono darmi unʼaltra coperta. Loro scoprono lʼinghippo: chi era stato prima di me aveva spento il calorifero. Usually it is on 2 (livello temperatura), but you are Italian, weʼll put on 5 for you.

Friday, May 8, 2020

Anno 1 d.C. (dopo il Coronavirus), cap. 16


Anno 1 d.C. Stesso depistaggio a chiedere della tomba di Giambattista Marino, e finisci a San Domenico dove è infatti sepolta una caterva di gente. Lui no. Bansky, gli passi accanto senza vederlo. Nella trattoria tipica, fusilli diversi dai fusilli e braciola diversa dalla braciola, lʼanziano avventore loda i propri natali nello stesso palazzo di Totò, poi loda il “grande Pinochet”. Seconda volta: alici marinate, calamaro ai ferri che assume un design à la Calatrava, zucchine alla scapece, senza contorno di Pinochet. Al Museo Filangieri uno scudo con testa di Medusa in dimensioni naturali. Naturali rispetto a che. Il sorriso improvviso e timido della guardiana. Come a Giulietta e Romeo a Verona, si lasciano messaggi alle anime del purgatorio. Altarini decorati con piastrelle Anni Cinquanta, per far sentire ai morti di essere a casa nostra. Piastrelle quadrate viola con una fascia nera laterale. Proprio nellʼanno in cui Beckett riceveva il Nobel, il cardinale Ursi vietava il culto delle capuzzelle. Una di quelle poteva essere lʼio narrante dei racconti di Beckett. A che cosa serve vincere il Nobel. Treni fermati da un essere invisibile. Agudeza. Non un angelo ma un virus.

Thursday, May 7, 2020

What Leonardoʼs Windsor Code did not tell us



Truly fascinating, like a Renaissance book, is E. B. Hudspethʼs opera prima. With a fascinating title, too: The Resurrectionist. Published in 2013, it has been translated into Italian only in 2019 by a minor, independent publisher, Moscabianca, with a slightly misleading title, Il codice delle creature estinte (The Extinct Creatures Code). Mixing science and art in the glorious Renaissance tradition, Hudspeth reconstructs the anatomy of many mythological beings, trying to solve skeletal, muscular, physiological, and sexual problems from a modern biological viewpoint – see Primo Leviʼs amusing and tragic Quaestio de centauris, yes, the same Primo Levi who was an Auschwitz survivor and witness. 

The pictures in The Resurrectionist are accompanied by a sci-fi horror story theoretically addressing young readers while drawing on sources like Frankenstein, H. G. Wells (The Wonderful Visit; The Island of Dr. Moreau), H. P. Lovecraft (Herbert West, Reanimator; The Hound; The Horror in the Museum), and at the same time developing a personal key. Yet, in spite of his humor, the author deals with many mature, even heavy topics, such as religion, official vs. alternative research, family violence, psychological unease, the mass media, the widespread ignorance and fanaticism. He jokes as he talks seriously, and the other way round, precisely as poets and artists did in the 16th and 17th centuries. For a book like this, it would have probably impossible to be written in nowadays Italy, where literature for kids usually focuses on fashionable commonplace, and abstains from teasing the power and the Church.

Wednesday, May 6, 2020

Anno 1 d.C. (dopo il Coronavirus), cap. 15


19 aprile 2012. Razzismo, grettezza, personaggi angosciati e angoscianti. Scriveva opere teatrali (Lo zoo di vetro) da cui sono stati tratti tantissimi film: Un tram che si chiama desiderio, Improvvisamente lʼestate scorsa, La gatta sul tetto che scotta. Di libri ne ho trovati a fatica due, forse tre, con il commesso della Mondadori che mi guardava come fossi stata uno dei tuoi alieni.
I film, secondo me almeno, e quelli che ho visto, sono tutti bellissimi, con grandi attori. Perché mi piace da 30 anni? Non lo so. Perché lʼAmerica è quella cosa lì misteriosa: “grandiosa, tutto e niente, il bene e il male”. Giù a Memphis con Elvis o su a New York con Andy Warhol, passando dalle coste battute di tempesta del Maine e le strade deserte circondate da grano rosso sangue di Stephen King a born down in a dead manʼs town del Boss, dai fasti di Los Angeles agli obesi color burro rancido col fucile in mano che proclamano la superiorità della razza bianca, comandati da un presidente color grigio, che quando non lo vogliono più loro ce lo potremmo prendere noi, ché tanto gli piacciono le fettucine, e per noi, di bocca buona, va più che bene anche di seconda mano.
LʼInghilterra è quella cosa lì tutta dentro, e lʼAmerica è quella cosa lì tutta fuori, e io sto tra la via Emilia e il West.

Tuesday, May 5, 2020

The Greek/Latin Shakespeare

by Paolo Barbieri

It has been stressed by literary criticism that William Shakespeare shows his originality and genius in his sonnets also because, unlike practically all Renaissance and Baroque poets, he does not deal with classical mythology. But, in a way, he does. His sonnets are mostly concerned with homosexual love, either real or fictional (both his homosexuality and the adherence of his poems to reality are well-known cruxes), and they apparently focus on the subject matter without external references. Such powerful concentration has been rightly likened to Michelangeloʼs poems by Oscar Wilde in his 1889 Portrait of Mr W.H. — by the way, and curiously, Michelangeloʼs poems were published posthumous in 1623, the same year as the First Folio edition, and as Giambattista Marinoʼs long poem Adonis. Actually, anyway, many more or less hidden references to the Renaissance culture, mythology included, appear in the Sonnets. The following one for example, When most I wink. . ., may have been originated from Penelopeʼs dreams in the Odyssey, so as to look like a spin-off after the manner of Ovidʼs Heroides. “Unrespected” in line 2 comes from the Latin verb respicere, “to look at”; but it might imply a pun, as is often the case in Shakespeare, on its modern meaning. A Latin translation will make classical roots even clearer.

Oculos cum claudo, meliora vident, quia
praetermissa per totum diem spectaverunt;
sed me dormiente, somniant teque vident,
obscure in obscura splendentes diriguntur.
Tu per cuius et umbram umbras splendent,
quantum forma umbrae tuae formosa
pateret claro diei clariore lumine tuo,
oculis si caecis umbra tua sic splendet!
Quantum oculi, inquam, mei benedicti
essent si te spectarent in die vivo, cum
nocte mortua pulchra tua umbra imperfecta
per somnium caecis etiam oculis apparet!
Dies sunt noctes omnes donec te videam,
noctes dies clari cum somnia te monstrant.

Monday, May 4, 2020

Anno 1 d.C. (dopo il Coronavirus), cap. 14


Anno 1 d.C. Nemmeno la morte. Pensa. Nemmeno lʼispirazione per scrivere vecchi microracconti come: “Ai piccoli alieni lʼassessore donò il volume I fiori spontanei delle Alpi”. Lʼanziano terapeuta austriaco osservava pensoso la nervosa ragazza greca stesa sul lettino e le diceva che no, ciò che è lecito agli dèi (tra fratelli e sorelle) non lo è tra umani, altrimenti va a farsi friggere il giochetto dellʼinconscio e succede una catastrofe. Succede una catastrofe. Succede una catastrofe. Ne ho visti di alchimisti al contrario, che trasformano lʼoro in piombo. E più oro cʼè, peggio è. La pietra del Caffettiere Fisòlofo. Don Giovanni, a cenar teco mʼinvitasti, e son venuto. Pèntiti! No! Pèntiti! No! Democrito ed Eraclito. Marcel Duchamp che gioca a scacchi con Samuel Beckett, una di quelle scene che daresti qualcosa per. Vladimiro ed Estragone, ma totalmente silenziosi, si spostano in moto browniano, loro due soli, nei vasti spazi del secondo piano a Capodimonte. Tra scene mitologiche scene di guerra nature morte grandi come pareti donne nude giganti. Iside, alta come un palazzo, enigmatica Sindone femminile, non se la ricorda più nessuno ai Quartieri Spagnoli. Se chiedi, ti mandano nella direzione sbagliata. Con tutta la buona volontà, non per depistarti come nei più vieti luoghi comuni.

Sunday, May 3, 2020

Renaissance homosexuality as political rebellion

The picture of a howling werewolf.

The kind to which the 15th and 16th century homosexuals belong – from Lorenzo the Magnificent to Pope Leo X, from Michelangelo to Benvenuto Cellini, from Leon Battista Alberti to Pietro Aretino, from Filippo Strozzi to Giovanni Deʼ Medici, i.e. the condottiere “of the Black Bands,” not to speak of the young elites in Italy, France, Europe, as well as the common people, soldiers of fortune, artists, men of the Church, Cardinals, etc. – is not a degenerate kind at all: it is a kind whose men are strong, bold, indomitable, athletes capable of facing battles and dangers of all sorts without blanching. They are all of the same mold, both middle-class people and nobles and common town-dwellers: all unruly, sanguinary, cruel, impudent, proud, and gay. And since they are all like that in Italian towns, where in the 15th and 16th centuries there is a widespread regret toward the lost republican and communal freedoms, and repulsion toward the enlightened seigniories, and hate toward the foreign tyrannies, especially the Spanish – their sexual inversion must necessarily have the same origin and correspond to the same feeling: it is not a physiological inversion, but rather a moral one, a sort of a rebellion of the organism, of sex, a physiological reaction against a form of mental disease, as slavery in fact is a mental disease.
__Curzio Malaparte, Sesso e libertà [Sex and Freedom], 1951-52, published posthumously

Saturday, May 2, 2020

Anno 1 d.C. (dopo il Coronavirus), cap. 13


30 novembre 2011. Per varie ragioni ho avuto un mese di merda, e come mi succede di solito in questi casi, mi si acuiscono i sensi verso tutto ciò che trovo stupido, se non detestabile, divento insofferente e trancio giudizi come un critico cinematografico veterocomunista, che capisce solo lui quello che dice ma avverte lʼirrefrenabile desiderio di comunicarlo urbi et orbi.
Seguo con apprensione lʼevolversi della malattia di Vasco Rossi, riesce a uscirne, e la cosa mi fa piacere. Vasco lʼabbiamo fatto noi, quando negli anni ʼ80 si usciva dal Teatro Tenda di Lampugnano (altro che San Siro!) con le stecche delle transenne impresse sulla pancia. Ma vedo che ormai è in delirio, calato nella sua parte, ché a furia di dire che è trasgressivo è diventato più conformista di mia nonna.
Vedo che la pubblicità delle macchine segue un filo conduttore: rompi le regole e spacca il culo ai passeri. Con buona pace dellʼassociazione vittime della strada. Ce nʼè una che dice che fino adesso hai fatto quello che volevano gli altri, moʼ fai solo quello che ti piace. Il tipo sta in piedi su unʼaltura, capelli piuttosto lunghi, giacchetta aperta sul dorso, braccia spalancate. Stessa postura di Jim Morrison che, però, fa terra da 44 anni. Dicono che in Germania le pubblicità delle auto puntano su sicurezza e robustezza, allʼitaliano invece piace sgommare, la solita bionda e le solite impossibili strade vuote. Mi viene da chiedermi se, invece di misurare lo spread dellʼeconomia che ammazza i Paesi, non si potrebbe misurare quello del cervello.
Dimentico di comprare il “Sette” del Corriere della Sera, così mi trovo in giro e dico: va beh, compro il “Venerdì” di Repubblica. Il problema è che era sabato, così apro lʼinserto e mi accorgo di aver comprato “D”, che sta per Donna. Cerco di trovare un minimo di testo tra pagine e pagine di cappotti e abiti, cʼè pure un paio di occhiali per vedere la pubblicità di Benetton in 3D. Non capisco perché dovrei guardare una maglietta in 3D, ma va bene, è sempre economia che gira. Trovo un articolo che, partendo da una mostra al Royal Albert di Londra, si chiede nel sommario se il postmodernismo è morto. Mi accingo a leggerlo, e dopo breve preambolo la giornalista attacca a parlare di Lady Gaga. Mi impongo di arrivare fino alla fine per vedere dove voleva andare a parare. Per me ʼsta Lady Gaga era rimasta una sconosciuta, finché una sera non mi imbatto in una specie di virago en travesti, unʼimbarazzante imitazione di Madonna, canzonette scialbe che sembrano uguali a cento altre. Ecco, Lady Gaga sembrerebbe essere lʼaffermazione che il postmodernismo vive ancora.
Insomma, bolse rockstar da boule dellʼacqua calda che imperterrite continuano a propinare “un fegato spappolato”, non tanto da vita vissuta quanto da elegante Chivas Regal. Pubblicità che spingono ad andare oltre, riesumando immagini ormai antiche. Una specie di cantante, che di nuovo ha solo i vestiti che indossa, si conquista la parte di un giornale dedicata allʼarte.
Mah… mi sa che ormai il nuovo sta dentro solo allʼinformatica. Che abbiano ragione i maya?!